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Flat e Progressive Tax: un’analisi preliminare

Dopo la firma del contratto di governo tra Lega e MoVimento 5 Stelle si è imposto all’opinione pubblica la necessità di ridiscutere l’impostazione della struttura dell’Irpef (Imposta sulle Persone Fisiche). Questa rappresenta la principale fonte di introiti per lo Stato italiano, in quanto il suo incasso ammontava a 183,8 miliardi di Euro, il 39,5% delle entrate totali del 20171. Ad onor del vero la necessità di rivedere questa imposta è stata per lungo tempo un cavallo di battaglia di molte formazioni politiche che, nel corso delle passate legislature, ne hanno proposto una revisione con l’obiettivo dichiarato di ridurne il peso. Quando si parla di peso dell’Irpef si intende principalmente il cuneo fiscale che rappresenta la somma di tutti quegli oneri che all’impresa sono richiesti, a fronte dell’impiego di un lavoratore, ma che il lavoratore non si trova poi realmente corrisposti in busta paga.

A tal proposito il dibattito politico si è concentrato principalmente sulla proposta di una “flat tax“, la cosiddetta tassa piatta proposta in campagna elettorale dalla formazione di centro-destra. In questa breve nota vorremmo mettere in luce alcune differenze che emergono dalla comparazione tra un sistema impositivo che prevede una sola aliquota, la flat tax appunto, e un sistema che invece utilizza un insieme di aliquote progressive, come l’attuale sistema fiscale.

L’attuale struttura dell’Irpef prevede infatti cinque scaglioni di reddito (Tavola 1) con diverse aliquote progressive.

Tavola 1: Struttura delle aliquote per scaglione di reddito

Oltre ad avere questa struttura, il sistema fiscale italiano presenta una serie di detrazioni e deduzioni, per diverse tipologie di spesa, che lo rendono molto complicato nell’attuazione e nella verifica. D’altro canto il complesso di detrazioni e deduzioni di cui è caratterizzato il sistema Irpef è stato usato negli anni come strumento di redistribuzione ed è quindi nei fatti una forma di welfare nei confronti delle famiglie.

La flat tax, al contrario, è costruita su una sola aliquota per tutta la distribuzione dei redditi di un Paese. Di flat tax ha parlato per la prima volta l’economista Milton Friedman nel 19622, anche se la versione recentemente più popolare sembra essere quella di Hall e Rabushka del 19833. Tale proposta prevede un’aliquota unica al 19% per famiglie e imprese (tranne che per i capital gain). A questo si aggiungono un numero limitato di detrazioni (o deduzioni) a somma fissa per i carichi familiari. Attualmente la questo modello è attuato, in varie forme, in 37 Paesi (per la maggior parti piccoli o piccolissimi Stati). Tra questi troviamo Russia, Romania, Ungheria e Bulgaria.

La Progressività

Uno dei modi attraverso cui poter valutare una comparazione tra il sistema piatto e quello progressivo è l’analisi della progressività dell’imposta. Essa valuta quanto una tassa aumenta rispetto all’aumentare del reddito, quindi, tanto più si risale la distribuzione dei redditi e con tanta più velocità il gettito aumenta, quanto più il sistema è progressivo. Chiaramente in presenza di detrazioni e deduzioni la progressività risulta essere leggermente diversa rispetto alla stima che se ne può fare senza considerarle ma, ai fini delle nostre considerazioni, esse possono essere omesse. Consideriamo inizialmente la progressività delle aliquote marginali (Tavola 2).

Tavola 2: Confronto tra aliquote marginali Progressive e Flat

SCAGLIONE ALIQUOTA GETTITO (PROGRESSIVE) GETTITO (FLAT 25%)
0 – 15.000 € 23% € 3.450 € 3.750
15.001 – 28.000 € 27% € 6.960 € 7.000
28.001 – 55.000 € 38% € 17.219 € 13.750
55.001 – 75.000 € 41% € 25.419 € 18.750
> 75.000 € (300.000 €) 43% € 122.169 € 75.000

In Tavola 2 abbiamo preso in considerazione una Flat Tax al 25% come suggerito dall’Istituto Bruno Leoni nella proposta “25 per tutti”4. Nella Figura 1 vediamo invece come, con l’aiuto di un grafico, cresca la progressività per i due sistemi di aliquote.

Notiamo come, nei primi due scaglioni di reddito (fino a 28.000 €), la progressività cresca ugualmente per entrambi i sistemi. Effettivamente quindi, al netto di deduzioni e detrazioni, non ci sono molte differenze di prelievo per i percettori di reddito più bassi. In questa sede va anche considerato il fatto che esiste una No-Tax area che permette di non avere oneri fiscali a chi ha un reddito inferiore agli 8000 €. Questa rende l’attuale sistema molto più progressivo. Se invece guardiamo agli ultimi tre scaglioni di reddito vediamo come l’attuale sistema italiano sia molto più progressivo rispetto ad un sistema flat e quindi, in teoria, più orientato a redistribuire il prodotto creato.

Un’ulteriore analisi che vogliamo considerare parte dal concetto di aliquota media, in luogo dell’aliquota marginale già utilizzato. L’aliquota media si calcola facendo il rapporto tra l’importo della tassa (il gettito) e la base imponibile. Anche in questo caso si può impostare un’analisi della progressività (Tavola 3, Figura 2). L’aliquota media misura l’impatto reale che la tassa ha sulla base imponibile. Questa misura è particolarmente utile quando ci si trova ad affrontare un sistema a scaglioni, invece che in classi, per i quali il calcolo dell’imposta è fatto sulla differenza tra uno scaglione e l’altro, invece che sul reddito totale percepito. Come evidenziato anche dalla Tavola 2 il calcolo dell’aliquota media differisce in maniera anche significativa rispetto all’aliquota marginale, mentre per quanto concerne la flat tax, quest’ultima restituisce valori identici sia per l’aliquota media che per quella marginale.

Tavola 3: Confronto tra aliquote medie Progressive e Flat

REDDITO ALIQ. MEDIA (PROGRESSIVE) ALIQ. MEDIA (FLAT 25%)
€ 15.000 23% 25%
€ 28.000 25% 25%
€ 55.000 31% 25%
€ 75.000 34% 25%
> € 75.000 41% 25%

Quanto detto pocanzi sull’aliquota media nei due casi considerati, unito alla Figura 2, ci mostra come l’aliquota media cresca in maniera più graduale rispetto all’aliquota marginale (nel sistema progressivo) ma rimane il fatto che la flat tax colpisca in maniera più pesante i redditi più bassi (>28.000) e meno i redditi più alti, rispetto all’attuale sistema dell’Irpef.

Conclusioni

L’analisi della progressività mostra che, in assenza di altri trasferimenti, la tassa piatta colpisce, nella migliore delle ipotesi, i redditi minori allo stesso modo del sistema attuale mentre sui redditi sopra i 28.000 vede diminuire l’onere fiscale. Senza considerare i possibili profili di incostituzionalità della proposta, essa certamente non va nella direzione di incentivare i consumi dei redditi più bassi che notoriamente hanno una propensione al consumo maggiore di quelli più alti. Tuttavia appare chiaro come la scommessa che si voglia mettere in atto sia quella di mettere in moto il cosidetto “effetto Laffer”, il quale, a fronte di un taglio delle tasse per i redditi più alti, scommette sul fatto che questi soggetti investano maggiormente nelle proprie attività, facendo ripartire il circuito della crescita e, soprattutto, permettano di recuperare il gettito perduto con il taglio delle aliquote. Tuttavia questo “effetto”, che prende il nome dal famoso consigliere di Reagan Arthur Laffer, nei Paesi dove la flat tax sia stata introdotta non ha permesso di per sé una ripartenza dell’economia e aumento il gettito. Casi simbolici sono stati quelli di Slovacchia e Ucraina in cui il gettito dopo l’introduzione della nuova aliquota è diminuito con conseguente abbandono del progetto e reintroduzione di nuove aliquote. Un ulteriore caso, molto dibattuto, è stato quello della Russia dove il gettito è effettivamente aumentato ma questo maggior gettito è imputabile alla crescita del prezzo dei prodotti energetici, di cui la stessa Russia è grande esportatrice.

Infine vorremmo lasciare un’ultima riflessione per quanto riguarda quello che sembra essere il fine ultimo della proposta: la semplificazione del sistema fiscale. Nel tentativo di raggiungere un minor grado di complessità sarà forse utile separare i concetti di sistema di aliquote e quello di complessità del sistema. La struttura di una tassa non è solo organizzata attorno alle sue aliquote ma c’é ad esempio la decisione della base imponibile che probabilmente ha un impatto maggiore nel momento in cui si va a verificare l’esazione dell’onere, oppure occorre ripensare il labirinto di detrazioni e deduzioni anche, e soprattutto, nell’ottica di avere un welfare basato più sulla spesa che sul sistema fiscale. Questo renderebbe il sistema più semplice e trasparente, anche mantenendo la struttura di aliquote vigente.

1Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze.

2 Friedman M. (1992); Capitalism and Freedom; University of Chicago Press.

3 Hall R. E. e A. Rabushka (2007); The Flat Tax; Hoover Institution Press.

4 http://www.25xtutti.it/pdf.html

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