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Le due “Italie” oggi: analisi economica delle divergenze Nord-Sud

Una delle conseguenze peggiori della crisi economica iniziata nel 2008, è stata l’ampliarsi del gap di competitività tra aree forti e deboli del paese, a svantaggio di queste ultime. Questo ampio periodo di recessione, la riduzione degli investimenti in risorse produttive, la caduta della domanda interna sono tutti fattori che hanno contribuito a indebolire la struttura produttiva delle regioni meridionali. Una prova di questo è l’analisi dei differenziali di produttività del lavoro che evidenziano il divario di competitività esistente tra Nord e Sud.

Utilizzando i dati a disposizione dell’Istat ed elaborandoli attraverso Gretl, abbiamo cercato di comprendere in termini quantitativi il distacco reale che caratterizza questi due territori, prendendo in esame alcune variabili che secondo noi risultano significative nell’analisi della divergenza. In particolare si è esaminato, in serie storiche, prima in termini di valori assoluti e poi di tassi di crescita l’evoluzione di:

  • PIL, lato della produzione a prezzi correnti, che è la somma del valore aggiunto ai prezzi base delle unità produttive residenti, più IVA, imposte sulle importazioni e imposte sui prodotti al netto dei contributi ai prodotti.

  • Investimenti fissi lordi interni, costituiti dalle acquisizioni (al netto delle cessioni) di capitale fisso effettuate dai produttori residenti a cui si aggiungono gli incrementi di valore dei beni materiali non prodotti.

  • Spesa per consumi finali sul territorio economico delle famiglie residenti e non residenti, essa è il risultato di un complesso lavoro di elaborazione ed integrazione di fonti diverse, quali la rilevazione Istat sui consumi delle famiglie italiane, l’indagine Istat multiscopo, i risultati del cosiddetto “metodo della disponibilità”, nonché dati di fonte amministrativa. Per il calcolo degli aggregati in volume, si utilizzano gli indici dei prezzi al consumo. La spesa per consumi finali delle famiglie è presentata secondo la classificazione COICOP (Classificazione dei consumi individuali per funzione) e per durata.

  • Produttività del lavoro: valore aggiunto per ora lavorata.

  • Incidenza della spesa totale per R&S sul PIL, rapporto tra spesa in R&D e PIL.

Analisi delle singole variabili

Per quanto riguarda il PIL, dal lato della produzione, a prezzi correnti, tale variabile è stata analizzata nel periodo 1998-2015. E‘ importante evidenziare come per quasi l’intero intervallo di rilevazione il Meridione abbia conseguito tassi di crescita del PIL più contenuti rispetto al Centro-Nord (rispettivamente in media: 1,7% e 2,3%), in particolare da sottolineare le differenze di sviluppo riscontrate nel 2000, 2010 e 2014 (Grafico 1). Notiamo inoltre che nel 2015 il Meridione è tornato a crescere, con tassi addirittura maggiori di quelli del Centro-Nord. Tale dato è significativo, ma non deve fuorviare, poiché rappresenta un elemento positivo dopo anni di crescita negativa.

Grafico 1 – Tassi crescita (sx) e dinamica in valori assoluti (dx) del PIL lato della produzione, a prezzi correnti. 1998-2015, per Meridione (blu) e Centro-Nord (rosso). Elaborazione su dati ISTAT.

Passando agli Investimenti fissi lordi, nei primi anni 2000 si riscontrano periodi eterogenei in cui gli investimenti in Meridione crescevano più che al Centro-Nord (2000,2004,2006). La congiuntura negativa nel Meridione e la differenza con gli investimenti del settentrione si è poi ampliata particolarmente durante la crisi economica del 2008. In quel periodo si è manifestata una decrescita, per entrambi i territori, ma molto più intensa per il Sud che ha avuto grosse difficoltà di risalita soprattutto nel 2010, 2011 e 2014 (Grafico 2). In media gli investimenti nel Meridione sono cresciuti, lungo l’intervallo considerato, con un tasso vicino allo 0,4%, rispetto all’1,8% del Centro-Nord.

Grafico 2 – Tasso di crescita (sx) e dinamica in valori assoluti (dx) degli investimenti fissi lordi interni 1999-2014, per Meridione (blu) e Centro-Nord (rosso). Elaborazione su dati ISTAT.

La dinamica riguardante la spesa per consumi finali sul territorio economico delle famiglie, sembra più chiara, con tassi di crescita lungo tutto il periodo di rilevazione quasi sempre migliori per il Centro-Nord, rispetto al Sud (rispettivamente in media: 2,5%; 1,8%) (Grafico 3).

Grafico 3 – Tasso crescita (sx) e dinamica in valori assoluti (dx) spesa per consumi finali sul territorio economico delle famiglie residenti e non residenti 1999-2015. Per Meridione (blu) e Centro-Nord (rosso). Elaborazione su dati ISTAT.

Bisogna, inoltre, assolutamente considerare le dinamiche evolutive della produttività del lavoro, indicatore fondamentale per comprendere le reali possibilità di sviluppo di un territorio e i suoi livelli di competitività produttiva. Se si analizza la questione guardando all’andamento in valori assoluti, è inequivocabile la bassa produttività che si riscontra al Sud rispetto a quella relativa al Centro-Nord (Grafico 4).

Grafico 4 – Andamento evolutivo della produttività del lavoro (rapporto valore aggiunto su ore lavorate) periodo 2000-2014 per Meridione (blu) e Centro-Nord (rosso). A sinistra valori assoluti, a destra tassi di crescita. Elaborazione su dati ISTAT.

In particolare secondo il Rapporto SVIMEZ del 2016, il valore aggiunto per occupato nel Mezzogiorno sul totale dell’economica si attesterebbe nel 2015 intorno al 78,2% di quello del Centro-Nord. Sembrerebbe il settore agricolo a presentare il più basso livello di produttività (51,9% del Centro-Nord). Altri interessanti dati sono l’aumento del gap nel settore industriale passato dall’81,6% del 2001 al 71,1% del 2015.

Tabella1 – Valore aggiunto per occupato nel Mezzogiorno (indici= Centro-Nord=100). Valori concatenati anno di riferimento 2010. Elaborazioni SVIMEZ su dati ISTAT e stime SVIMEZ.

Infine altro tassello significativo, in termini di apporto al progresso del sistema produttivo, è senza ombra di dubbio l’incidenza della spesa totale per R&S sul PIL. Si osserva dal Grafico 5 che la percentuale investita è stata sempre superiore nel Centro-Nord. Nel Meridione l’investimento in innovazione non ha mai toccato l’1% anche se i tassi di crescita in determinati intervalli della rilevazione sono stati migliori di quelli del Centro-Nord.

Grafico 5 – Tasso crescita (sx) e dinamica in valori assoluti (dx) dell’incidenza della spesa totale per R&S sul PIL. Anni 1998-2013. Per Meridione (blu) e Centro-Nord (rosso). Elaborazione su dati ISTAT.

Ogni indicatore analizzato testimonia il ritardo che il Mezzogiorno ha accumulato negli ultimi 15 anni nei confronti del resto del Paese, sotto l’aspetto puramente economico. Nel prossimo paragrafo proveremo ad andare oltre, cercando di analizzare gli aspetti sociali ed occupazionali del territorio italiano per capire fino a che punto questo divario si è inoltrato e quali conseguenze ha determinato nella vita e nel benessere della popolazione.

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