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“The most miserable economy”: la crisi economica venezuelana (parte 1)

Al netto degli sviluppi politici di questi ultimi giorni, in questo articolo cercheremo di descrivere lo stato attuale dell’economia venezuelana – sia nei suoi fondamentali economici che nei suoi aspetti umanitari – per poi analizzare nella seconda parte, soprattutto tramite la letteratura economica sul tema, le cause (di policy e non) che hanno condotto alla situazione attuale.

  1. Uno sguardo macro: l’economia venezuelana oggi

Cosa rende il Venezuela “the most miserable economy” di questo periodo[1]? Per inquadrare la questione, è utile prima di tutto guardare ai “fondamentali” macroeconomici del paese, e compararli con altri paesi e situazioni. Data la non sorprendente penuria di statistiche ufficiali[2], partiamo con le stime prodotte dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) e raccolte nell’edizione di aprile 2019 del Word Economic Outlook.

Le dimensioni della crisi venezuelana risultano evidenti dalla figura 1. Nel 2014 la crescita del PIL reale che si era osservata nei tre anni precedenti diventa negativa, trasformandosi in un vero e proprio crollo nel 2016 (-17%), con le attuali proiezioni del FMI che si attestano intorno a un ulteriore caduta del 25% nel 2019. Anche escludendo quest’ultima proiezione, possiamo vedere come il PIL venezuelano sia tornato ai livelli pre-2006: uno sconcertante salto all’indietro di più di dieci anni.

Il confronto con gli aggregati economici proposti nella figura 2, incluso il LAC (America Latina e Caraibi), rende evidente le proporzioni catastrofiche del fenomeno: mentre le altre economie presentano negli ultimi anni livelli di crescita positivi (anche se bassi), il Venezuela crolla come mai era accaduto in America Latina negli ultimi decenni. La tabella 1 mostra le peggiori recessioni nella maggioranza dei paesi della regione: nemmeno le economie del Cile nel 1982 o dell’Argentina nel 2002 si sono contrate quanto nel caso del Venezuela tra 2016 e 2018, senza contare che in questo e nella stragrande maggioranza degli altri casi il collasso è avvenuto in un singolo anno, senza trascinarsi per anni come in questo caso.

Come ulteriore paragone, utilizzando gli stessi dati (FMI), la tabella in basso mostra episodi simili di crollo del prodotto interno lordo negli ultimi dieci anni. Si tratta in molti casi di recessioni dovute a crisi politiche e guerre, ma in termini di percentuali annue il crollo venezuelano è paragonabile al caso del picco di iperinflazione in Zimbabwe nel 2008-2009, quando il PIL crollo del 16% circa: possiamo subito notare, tuttavia, che la particolarità del caso venezuelano è che il PIL si è contratto enormemente per tre anni di fila, con un crollo ancora maggiore atteso quest’anno.

L’esempio dello Zimbabwe è rilevante non tanto in questi termini, ma proprio per quanto riguarda l’inflazione. Se il paese africano è diventato il secondo caso più citato insieme a quello della Repubblica di Weimar, è ormai il Venezuela il terzo esempio di tragica iperinflazione e degli effetti devastanti che essa può avere sull’economia. Trovare stime concordi in situazioni così complesse è sempre arduo (e in molti casi i provider di dati e forecast smettono di fornire informazioni dettagliate su certi numeri per gli anni più recenti), ma per il 2018 andiamo dalle stime “conservative” di Steve Hanke[3] (80.000% annuo) a quelle del FMI (930.000% circa annuo), fino a cifre sopra il milione. Al netto di questa enorme variazione delle stime, parlaimo di livelli di inflazione che rendono il caso venezuelano al momento unico al mondo, come affermato da più parti[4] e come mostrato dalla tabella 3, che compara il Venezuela con gli altri 9 paesi con le inflazioni annue più alte secondo le stime FMI (lista cui andrebbe aggiunto, in base alle notizie più recenti, lo stesso Zimbabwe[5]).

L’approccio seguito finora è stato estremamente semplice: estrarre i dati storici del FMI, guardare numeri e percentuali e delineare paragoni. Questo è importante nell’ottica di capire le proporzioni del problema e contestualizzarlo nel tempo e dello spazio. Comprendere un tema, tuttavia, impone l’analisi di una molteplicità di fonti e l’adozione di diverse prospettive, da un lato per senso critico e dall’altro – data la rilevanza politica e ideologica del tema venezuelano – per smarcarsi da accuse di faziosità (ovvero dall’accusa di utilizzare statistiche “ufficiali” come quelle del FMI per i propri fini facendo leva sul principio di autorità). Per questo motivo, è opportuno passare da una mera descrizione macroeconomica a un’indagine sulle condizioni materiali e umanitarie della popolazione venezuelana.

 Oltre la macro: i numeri della crisi umanitaria

“Fino alla metà degli anni Novanta, la democrazia stabile del Venezuela e i suoi standard di vita relativamente alti erano l’invidia dell’America Latina”, affermava Moody’s Analytics in un articolo dell’anno scorso[6]. Parlando di standard di vita, qual è la situazione attuale del popolo venezuelano, alla luce della catastrofe macroeconomica descritta sopra nella realtà? Anche in questo caso, nonostante l’abbondanza di testimonianze e informazioni aneddotiche reperibili sui media, seguiremo un approccio il più quantitativo possibile, tentando di diversificare le fonti.

I report[7] di UNHCR (l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) qualifica 7 milioni di venezuelani (su una popolazione di circa 30 milioni) come “in need of assistance”, tra cui 3,2 milioni di bambini. Il report descrive una situazione di diffuso disagio in cui una significativa fetta della popolazione fatica ad avere accessi stabili ai servizi fondamentali: il 17% della popolazione in povertà ha scarso o sporadico accesso all’acqua potabile; i blackout continui rendono ancora più difficoltoso l’accesso ai servizi, danneggiando la continuità scolastica dei bambini, mettendo a rischio le persone ricoverate negli ospedali (con conseguenze anche fatali[8]) e danneggiando ulteriormente le attività economiche[9]. Tutti questi fattori costringono i venezuelani a passare il confine non solo per motivi di sostentamento, ma anche per poter garantire la frequenza scolastica ai bambini o la cura dei malati. Il dato sulla malnutrizione, fornito da ENCOVI[10], è particolarmente rilevante: la Global Acute Malnutrition (GAM) è stimata al 4,3%, con una prevalenza del 22% nei bambini sotto i 5 anni, un dato più che doppio rispetto alle stime del 2014. Se queste percentuali dovessero risultare troppo astratte, la stessa fonte, ripresa dai principali media[11], riporta  per i venezuelani una perdita media di peso nel 2017 pari a 11 kg, accusata in modo ancor più grave dagli strati più poveri del paese. Pur nella mancanza di dati ufficiali, anche in questo caso le fonti (letteratura inclusa, ad es. Doocy et al., 2019) sembrano concordi nel descrivere una situazione di vera e propria crisi umanitaria.

A questo punto, i dati sull’immensa emigrazione di massa verificatasi negli ultimi anni dovrebbero risultare meno sorprendenti. Secondo UNHCR e IOM (Organizzazione internazionale per le migrazioni) riferiscono che almeno 3,4 milioni di venezuelani – il 10% circa della popolazione del paese –  vivono attualmente all’estero, tra rifugiati, richiedenti asilo e migranti. Per inquadrare meglio la portata del fenomeno ci viene in soccorso una stima ufficiale, inerente le richieste d’asilo (e dunque solo una parte della massa migratoria): secondo UNHCR[12] tra 2014 e 2018 sarebbero pervenute quasi 415.000 domande d’asilo da parte di venezuelani, 255.000 delle quali nel solo 2018. Questa incessante emorragia, iniziata nel 2014 e che ha raggiunto un picco all’inizio del 2018, continuando anche negli ultimi mesi con decine di migliaia di venezuelani che hanno attraversato le frontiere del paese verso i paesi confinanti (soprattutto la Colombia). Un fenomeno che in termini di massa è stato paragonato persino alle migrazioni dovute alla guerra in Siria[13] e che, oltretutto, ha permesso al traffico di esseri umani e alla prostituzione di prosperare in un paese dove i tassi di criminalità erano già tra i più alti del mondo[14].

  1. Perché?

Nonostante lo sforzo di chi scrive di scegliere le fonti più neutre e – per quanto possibile – diversificate, l’affresco che ne emerge non fa che confermare che la crisi venezuelana è una catastrofe storica, destinata a essere ricordata e ulteriormente studiata. Descritti i sintomi, tuttavia, rimangono da indagare le cause che hanno portato al collasso di un paese come il Venezuela. Ci occuperemo di questo prossimamente, nella seconda parte di questo articolo.

  1. Bibliografia parziale (vedi note)

Doocy, Shannon & Ververs, Mija-Tesse & Spiegel, Paul & Beyrer, Chris. (2019). The food security and nutrition crisis in Venezuela. Social Science & Medicine. 226. 10.1016/j.socscimed.2019.02.007.

Huang, Cindy & Gough, Kate. (2018). The Venezuelan Migrant Crisis: Forging a Model for Regional Response. CGD.

International Monetary Fund (IMF). 2019. “World Economic Outlook Database.” April. https://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2019/01/weodata/index.aspx

John, Mauricia. (2018). Venezuelan economic crisis: crossing Latin American and Caribbean borders. Migration and Development. 1-11. 10.1080/21632324.2018.1502003.

Note:

[1]  In proposito: https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-04-17/the-world-s-most-miserable-economy-has-seven-figure-inflation e https://www.focus-economics.com/blog/most-miserable-economies-2019-misery-index

[2] https://energypolicy.columbia.edu/sites/default/files/pictures/CGEPCodeRedVenezuelaOilDebtCrises218.pdf

[3] https://www.forbes.com/sites/stevehanke/2019/01/01/venezuelas-hyperinflation-hits-80000-per-year-in-2018/#3829e9ab4572

[4]

[5] https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-04-16/new-zimbabwe-cpi-weights-show-reality-gap-economist-says.

[6] https://www.moodysanalytics.com/-/media/web-assets/microsites/2018/economic-model/2018-06-15-venezuela-crisis.pdf

[7] https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/UNICEF%20Venezuela%20Humanitarian%20Situation%20Report%20-%20as%20of%2031%20March%202019.pdf

[8] https://www.nbcnews.com/news/latino/venezuela-s-hospitals-see-rising-death-toll-lack-power-blackouts-n989776

[9] https://www.reuters.com/article/us-venezuela-politics-industries/blackouts-threaten-death-blow-to-venezuelas-industrial-survivors-idUSKCN1RO196

[10] Encuesta sobre Condiciones de Vida: https://www.fundacionbengoa.org/encovi/

[11] https://www.reuters.com/article/us-venezuela-food/venezuelans-report-big-weight-losses-in-2017-as-hunger-hits-idUSKCN1G52HA

[12] https://reliefweb.int/report/venezuela-bolivarian-republic/unhcr-venezuela-situation-fact-sheet-april-2019

[13] https://www.cato.org/blog/venezuela-biggest-humanitarian-crisis-you-havent-heard

[14] Con un curioso contraccolpo, da alcuni attributo alle emigrazioni stesse: https://www.reuters.com/article/us-venezuela-crime/venezuela-murder-rate-dips-partly-due-to-migration-monitoring-group-idUSKCN1OQ1GJ

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