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L’Italia è l’operaia tedesca?

Sui giornali e navigando sul web nei mesi scorsi si sono susseguite alcune notizie inerenti il calo produttivo industriale che ha colpito la Germania da metà 2018 a febbraio 2019, mese in cui si è registrato uno +0,7% sul mese precedente superando le previsioni che si attestavano intorno allo +0,6%[i]. Tuttavia non dovrebbe fare “scalpore” il calo della produzione tedesca perché essendo ciclica l’economia alterna periodi di espansione e recessione (Produzione industriale – Il fanalino di coda http://italiani.net/index.php/economia/3057-produzione-industriale-il-fanalino-di-coda.html ). Quello che dovrebbe saltare maggiormente all’occhio è che le esportazioni italiane hanno subito una variazione in negativo del 2,7% sul totale annuale, in seguito al calo di produzione industriale tedesco. Per questo ci chiediamo se le nostre economie siano collegate.

Per accertare se il calo dell’export italiano sia dovuto alla diminuzione della produzione industriale tedesca la prima cosa da chiedersi è che ruolo abbia la Germania nella bilancia commerciale italiana e più specificatamente, dato il tema in analisi, dal lato dell’export. Dai dati di World Integrated Trade Solution (WITS), la Germania si trova al primo posto per quanto riguarda  le esportazioni dell’Italia. Emerge infatti che dei nostri prodotti diretti all’estero circa il 12,6% del totale volume è diretto verso il paese tedesco, per un totale complessivo che si aggira attorno ai 62 miliardi di Euro (dati aggiornati al 2017).

Grafico 1. Esportazioni verso la Germania in volume aumentano mentre il volume percentuale delle stesse sul totale diminuisce.

Visti questi risultati, è naturale chiedersi a cosa dobbiamo questo stretto legame con la Germania per quanto riguarda l’export. Il “Made in Italy” ha forse conquistato i tedeschi? Ovviamente potrebbe sembrare una spiegazione plausibile se ci si ferma a guardare il numero in sé. I due Paesi, però, sono molto integrati a livello produttivo: delle esportazioni dirette verso la Germania poco più del 25% riguardano beni intermedi (dati WITS[i]), ovvero, per chi non avesse dimestichezza con le definizioni, “beni economici che possono essere utilizzati soltanto in un ciclo produttivo per produrre altri beni”[ii]. Ad un primo impatto potremmo pensare che il calo dell’export sia dovuto ai beni intermedi, ma andando ad analizzare il grafico 2 vediamo che questa ipotesi è smentita dal fatto che l’esportazione percentuale dei beni intermedi è aumentata nel corso del tempo, mentre per il volume percentuale delle esportazione dirette in Germania il grafico segnala un trend negativo.

Grafico 2. Nel tempo mentre le esportazioni dei beni intermedi aumentano in percentuale sul totale dei beni esportati, le esportazioni totali verso la Germania diminuiscono.

Perché mai, vista la forte integrazione, con il passare del tempo le esportazioni dirette nel paese tedesco calano? Analizzando i grafici dell’ Observatory of economic complexity è possibile notare come, nel tempo, i partner commerciali delle due Nazioni siano rimasti pressoché invariati. Naturalmente un Paese, come un consumatore che modifica il suo carrello di consumo a seconda delle variazioni dei prezzi, modifica le sue preferenze: nel tempo è indotto a cambiare la composizione dei paniere che importa. I beni diretti in Germania, perciò, potrebbero aver subito delle variazioni dal punto di vista settoriale. Andando ad analizzare i dati relativi ai settori principali dell’export italiano dal 1994 al 2017, possiamo capire come siano cambiate le preferenze del nostro “partner” e di conseguenza l’effetto che queste hanno avuto sul volume delle esportazioni dirette in territorio tedesco.

Grafico 3. Percentuale per settori principali delle esportazioni verso la Germania.

Nel corso degli anni le esportazione relative ai 5 settori principali del 1994 sono aumentate, diminuite o rimaste invariate: il settore dei “macchinari e elettricità” insieme a quello dei “trasporti” sono rimasti pressoché invariati, mentre quelli “tessile e dei vestiti” e degli “oggetti vari” sono variati in negativo, rispettivamente del -10% e del -3,5%, l’unico settore che ha registrato nel tempo una variazione in positivo considerevole è il settore dei metalli con un +6%.

Grafico 4. Percentuale delle esportazioni relative ai settori principali dell’export italiano verso la Germania.

Da questi dati potremmo supporre che le variazioni in negativo delle esportazioni verso la Germania siano dovute, in parte, a una diminuzione percentuale dell’export dei prodotti relativi ai 5 settori principali presi in analisi. Questa variazione è evidente nel grafico dove è possibile vedere a che le esportazioni in percentuale dei settori principali dell’export italiano verso la Germania siano diminuite considerevolmente nel tempo.

La flessione tedesca, dunque, è sì ricaduta sull’export italiano ma i cali dell’export non sono da attribuire totalmente a questa situazione. Le esportazioni italiane a dicembre 2018 su base annua, considerando i dati pubblicati dall’Istat, hanno subito una variazione in negativo del 5.1% verso i Paesi extra UE e una, sempre negativa, dello 0,3% verso i Paesi UE[i]. Naturalmente è bene ricordare che i pesi dei due dati sono differenti. Stando ai dati del Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) infatti l’export italiano verso i Paesi extraeuropei si attesterebbe intorno al 33,2% del totale, mentre quello verso i Paesi UE attorno al 66,8%[ii].Il calo delle esportazioni italiane verso la Germania può essere dovuto in primis alla variazione delle “preferenze dell’import” tedesco ma anche all’aumento di concorrenza causata dal fatto che è più facile trovare merci simili o uguali a un costo ridotto in mercati esterni a quello europeo. Naturalmente l’aumento di concorrenza delle merci influenza, sia in negativo che in positivo, le esportazioni totali di un Paese. Potrebbe emergere una della lotta al ribasso dei prezzi data la maggior competizione tra Paesi produttori. La cosa, a mio avviso, è peggiorata con l’ingresso sul mercato mondiale del colosso cinese, con il quale l’Italia, come molti Paesi europei, non dovrebbe competere dal punto di vista della produzione sia a causa dei minor costi produttivi (materie prime e tecnologia), sia grazie all’ampia offerta di mano d’opera a basso costo di cui dispone la Cina. La nuova “Via della Seta” cosa rappresenterà per l’Europa?

L’Italia, per concludere, può essere considerata un’ottima alleata per la produzione industriale tedesca, data l’alta percentuale di beni intermedi che viaggiano verso la Germania (circa un quinto del totale delle esportazioni). Se non riuscisse a cambiare qualcosa a livello produttivo che possa permetterle di migliorare l’esportazione di beni finali e, di conseguenza, di non perdere più parte del valore aggiunto di questi ultimi non potrà competere con i nuovi Paesi emergenti.

Alessandro Lucci per BusinessCycle.info

 

Bibliografia

[1] Investing.com Germania produzione industriale;https://it.investing.com/economic-calendar/german-industrial-production-135

 

Grafico 1: Dati Wits; https://wits.worldbank.org/CountryProfile/en/Country/ITA/StartYear/1994/EndYear/2017/TradeFlow/Export/Partner/DEU/Indicator/XPRT-TRD-VL

 

[1] Dati percentuali esportazioni beni intermedi verso la Germania; https://wits.worldbank.org/CountryProfile/en/Country/ITA/Year/2017/TradeFlow/Export/Partner/DEU/Product/all-groups

[1]Beni intermedi; https://www.okpedia.it/beni_intermedi

 

Grafico 2 e 3: Dati Wits; https://wits.worldbank.org/CountryProfile/en/Country/ITA/StartYear/1994/EndYear/2017/TradeFlow/Export/Indicator/XPRT-TRD-VL/Partner/DEU/Product/all-groups

 

Grafico 4: lavoro Excel partendo dai dati Wits;

https://wits.worldbank.org/CountryProfile/en/Country/ITA/StartYear/1994/EndYear/2017/TradeFlow/Export/Indicator/XPRT-TRD-VL/Partner/DEU/Product/all-groups

 

[1] Commercio con l’estero e prezzi all’import dei prodotti industriali;  https://www.istat.it/it/archivio/227167

[1] Aree geografiche di destinazione dell’export italiano; https://www.mise.gov.it/images/stories/commercio_internazionale/osservatorio_commercio_internazionale/statistiche_import_export/aree_export.pdf

 

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