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Criptovalute: fine della carta moneta?

Negli ultimi anni il fenomeno legato alle criptovalute è diventato una costante per i giornali che parlano di finanza e non solo. La maggior parte di noi avrà sentito nominare almeno una volta il “famoso” Bitcoin , ma cosa sono in realtà le cripto  ancora nessuno è in grado di stabilirlo con certezza, e tantomeno non si è ancora in grado di capire quali potrebbero essere le conseguenze di una realtà dove le transazioni finanziarie avvengono tramite questi sistemi di valute virtuali. Intanto Wall Street apre alle cryptocurrency: “domenica 22 settembre 2019 è stato chiuso il primo contratto, al prezzo di $10.115.”. C’è stato il via libera per i cripto-futures al New York Stock Exchange, dove una sua controllata l’International Exchange ha lanciato una nuova forma di trading sui futures, che prevede per tutta la durata del contratto il Bitcoin come garanzia della consegna. Un passo verso il controllo della volatilità e maggiore trasparenza della cryptocurrency?

L’ascesa delle valute digitali ha toccato il suo apice, per ora, con il rally di fine 2017 dove il “re delle cripto” (Bitcoin) ha quasi raggiunto i 20 mila dollari di valore (sull’exchange Coinbase), con una capitalizzazione di mercato attestata intorno ai 330 miliardi di dollari nel 16 dicembre 2017.[1] Il volume maggiore di scambi coincide con uno degli impulsi rialzisti che ha generato un flusso di denaro pari a 22,198 miliardi di dollari.

Fonte dati: https://coinmarketcap.com/it/currencies/bitcoin/historical-data/?start=20171101&end=20180112

Fonte dati: https://coinmarketcap.com/it/currencies/bitcoin/historical-data/?start=20171101&end=20180112

Per prima cosa cerchiamo di stabilire cosa sia una cripto valuta. Per rispondere a questo quesito bisogna rifarsi a ciò che le valute digitali in realtà non sono ovvero, non costituiscono moneta legale, per questo alcuni preferiscono parlare di assets digitali. Esse tuttavia replicano alcune delle funzioni della moneta legale. Possiamo fare riferimento a una sentenza del tribunale di Firenze inerente il caso dall’insolvenza della società BgServices che gestiva la piattaforma Bitgrail, per cercare di capire meglio cosa siano effettivamente queste valute virtuali, “secondo i giudici fiorentini le criptovalute costituirebbero “beni” ex articolo 810 del Codice Civile, cioè cose che possono essere oggetto di diritti.”[1] Una definizione più specifica identificabile nel decreto 231 del 2007 stabilisce che la cripto valuta è la “rappresentazione di valore digitale”[2] e dunque di  un bene fungibile. Una delle idee che è dietro le valute virtuali è che queste vengano usate come metodo di pagamento, anche se ad oggi molti esercizi commerciali non sono in grado di accettare questa “moneta” come metodo di pagamento, ma non solo. Le cripto in generale vengono scambiate attraverso transazioni completamente anonime, ed è qui il punto forte di questa nuova valuta, ma allo stesso tempo il punto dal quale iniziano i primi problemi.

Andando un po’ più nello specifico le cryptocurrencies sono caratterizzate: dall’alta volatilità, positiva per gli speculatori e per i fanatici dell’intraday trading, e dall’anonimato delle transazioni, ovvero qualunque utente è in grado di inviare valuta digitale in qualsiasi parte del mondo senza che ci sia un’identità dietro la transazione. Concentrandoci sulla seconda, molti paesi sono contrari all’ascesa delle cripto-valute perché queste essendo trasferite in modo anonimo, e senza nessun controllo di autorità governative, potrebbero favorire traffici illeciti (contrabbando, terrorismo, etc.), per questo motivo sono state additate dall’amministrazione americana come utili solo per il “traffico di droga e altre attività illegali”[3].  L’UIF (Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia) ha segnalato solo nel 2018, 450 sospette operazioni a rischio riciclaggio. I problemi non sono solo legati alla sicurezza “nazionale”, ma anche alla sicurezza di ogni singolo investitore detenente le cripto, per questo recentemente l’UE ha adottato una direttiva nella quale si modificano le alcune delle precedenti disposizioni della direttiva 849 del 2015, ovvero “l’aumento della portata dell’accesso alle informazioni sulla titolarità effettiva, una misura volta a migliorare la trasparenza per quanto riguarda la proprietà dei trust e delle società; la diminuzione dei rischi associati alle carte prepagate e alle criptovalute; l’aumento in portata e qualità della cooperazione tra le varie unità di informazione finanziaria in Europa, nonché il miglioramento dei controlli per le transazioni che coinvolgono “paesi terzi ad alto rischio””[4]. Tutto ciò al fine di garantire maggiore sicurezza in Europa. “Per contrastare i rischi legati all’anonimato, le Unità di informazione finanziaria nazionali (UIF) dovrebbero essere in grado di ottenere informazioni che consentano loro di associare gli indirizzi virtuali di valuta all’identità del proprietario. Inoltre, dovrebbe essere ulteriormente valutata la possibilità di consentire agli utenti di auto-dichiararsi su base volontaria alle autorità designate”[5].

Tra le varie problematiche legate alle cryptocurencies, spicca la sicurezza precaria delle piattaforme di trading delle cryptocurrency, sono ben noti gli attacchi di hacker che in poco tempo riescono a rubare milioni o miliardi di dollari in valute digitali, tra i più famosi vi è quello della piattaforma Coinchek al quale sono stati  sottratti 500 milioni in Nem. Certamente esistono sistemi sicuri per gestire il proprio wallet digitale, ma sono poche le persone ad avere dei wallet conservati su hard-disk esterni o su chiavi di memoria criptate, per questo un recente articolo di Forbes mostra come gli sviluppatori delle blokchain delle cryptocurrencies stiano lavorando per sviluppare un metodo con il quale aumentare la sicurezza degli utenti operanti sulle piattaforme online. Questo metodo consiste nello “sviluppare piattaforme in modo tale che non richiedano agli utenti di consegnare il controllo effettivo dei loro fondi”- agli exchanges-“ fino all’esatto momento della trade. […]I canali di Stato consentono in modo efficace a più parti di effettuare transazioni tra loro in Bitcoin o in altre criptovalute senza dover toccare la blockchain. Ciò funziona tramite un trucco tecnico che coinvolge due parti che inseriscono fondi in un indirizzo autenticato da un documento multi-firma 2-of-2 e in seguito creano transazioni valide da un indirizzo inserito nel multi-firma a ciascuno dei loro indirizzi personali come un modo per aggiornare la quantità di fondi nell’indirizzo multi-firma a cui appartengono. Nessuna di queste transazioni generate viene effettivamente trasmessa alla blockchain. Le uniche transazioni che colpiscono la blockchain sono quelle alla fine, quando ogni parte è pronta a lasciare il canale di pagamento con l’importo appropriato di fondi”[6]. In breve ciò funziona come un portafoglio comune protetto da una doppia chiave. Ad esempio se due account vogliono scambiarsi valute digitali, stipulano un documento multifirma protetto da due “chiavi criptate” e collegato a un indirizzo nel quale essi mettono le proprie valute. Per spostare i fondi da questo portafoglio comune agli indirizzi associati al documento multi-firma, occorre che tutte e due le “chiavi” vengano usate simultaneamente, ed è solamente ora che gli exchanges avranno il controllo del fondo degli account associati al documento multifirma, ciò evita che qualsiasi parte estranea possa intervenire rubando fondi dall’indirizzo comune degli associati. Questo non toglie il fatto che comunque gli hacker si riveleranno sempre una grossa problematica per le piattaforme online.

La rivoluzione delle cripto potrebbe avere come punto di riferimento Libra, la nuova cripto valuta della quale Facebook (e quindi tutto l’entourage di Zuckerberg) è uno dei promotori nonché finanziatori principali. Libra vorrebbe mettere in atto un sistema nel quale la cripto valuta sarà controllata da una governance non ancora ben definita, ciò ha provocato scalpore e allo stesso tempo preoccupazione da parte dei puristi Bitcoin, perché bisogna ricordare che tra le caratteristiche principali delle  cripto valute vi è quella di non essere sottoposte a nessun controllo governativo, ed è forse questo che ha permesso una vera ascesa delle valute digitali: chiunque può scambiare valuta digitale senza che in queste transazioni venga riportato alcun nome o indirizzo di residenza del mittente della transazione. È per questa caratteristica che questi asset digitali sono additati da molti governi. Libra avrà un vantaggio rispetto alle altre cryptocurrency, l’idea è di rendere possibile effettuare scambi con la detta valuta digitale attraverso le applicazioni direttamente gestite da Zuckerberg (Facebook e Whatsapp), per questo Libra si configura come una “moneta senza confini (borderless) che permetterà di effettuare pagamenti internazionali senza commissioni”[7] ciò sarà possibile eliminando ogni tipo di intermediazione.

Un’altra nota positiva della cripto Libra sarà il fatto di essere configurata come “moneta stabile (stablecoin), ancorata a beni fisici, probabilmente a un paniere di monete internazionali, [..], in modo da corrispondere a un valore globale”[8], ciò per ovviare alla volatilità pericolosa che è riscontrabile in Bitcoin e che piace molto agli speculatori. Da qui nasce una questione piuttosto delicata, dopo le accuse ancora fresche rivolte al CEO di Facebook per le violazioni dei dati personali e lo scandalo di Cambridge Analytica, la vera incognita sarà se le persone si fideranno e metteranno in mano alla nota azienda dati sensibili per effettuare transazioni economiche reali. Le prerogative tuttavia sembrano buone, ma cresce lo scetticismo. Pay pal in un comunicato del 4 ottobre 2019 ha dichiarato di abbandonare il progetto di Libra, e quest’ultimo sta incontrando grande ostilità sia da parte dell’Unione Europea, sia da parte degli Stati Uniti. La paura più grossa per i governi è che Libra possa essere sfruttata per il riciclaggio di denaro e altre attività illecite.

Ma quanto costa produrre una cryptocurrency? Come qualsiasi altro bene, anche le criptovalute hanno dei costi di produzione. L’attività di produzione di una criptovaluta è definita “mining”, ovvero “estrazione” in quanto i Bitcoin vengono prodotti dalla forza di calcolo dei pc. Il mining ha dei costi non indifferenti, tra tutti l’elettricità, uno studio prodotto dall’università di Cambridge ha evidenziato che “la produzione di Bitcoin usa circa lo 0,27% dell’elettricità consumata nel mondo. La cifra, tuttavia, assume un altro peso se paragonata al fabbisogno energetico delle nazioni.”[9] Estrarre Bitcoin a livello globale implica un consumo di energia pari a 60,45 terawattora di potenza all’anno, consumo superiore a quello della Svizzera (58,46 terawattora). Si possono controllare i consumi di energia per l’estrazione dei Bitcoin in tempo reale direttamente dal sito cbeci.org. I costi inerenti l’elettricità variano a seconda della nazione nella quale ci troviamo a estrarre Bitcoin, secondo uno studio di Elite Fixture in Italia l’estrazione di 1 Bitcoin  implica un costo di circa 10000 euro di energia elettrica. Certamente per ovviare al problema dell’elettricità ci si potrebbe dotare di un sistema di pannelli fotovoltaico collegato, attraverso degli adattatori disponibili sul mercato, direttamente al computer, aumentando però il costo iniziale della nostra “miniera”. In aggiunta ai costi elettrici abbiamo il costo degli hardware, “per il mining di bitcoin ormai i computer sono inutili, servono schede grafiche molto potenti o meglio ancora ASIC che però partono dai 5000€”[10] tuttavia, la difficoltà di estrazione per bitcoin tende ad aumentare costantemente, di conseguenza nel giro di 3/5 anni l’hardware di cui ci saremo dotati tenderà a diventare obsoleto e non ci permetterà più di sviluppare una potenza computazionale sufficiente a minare un blocco”[11]. In più per minare i Bitcoin occorrono competenze di carattere informatico, infatti per installare determinati programmi sui nostri computer, che ci permettano l’operazione di mining ci troveremo costretti a mettere mano ai file di sistema, il che può risultare problematico se non siamo abituati a fare questo genere di operazioni. Risulterà conveniente estrarre Bitcoin in proprio? La risposta varia a seconda del valore della “moneta” stessa, ipotizzando un costo medio per unità prodotta di 8000 euro, e considerando il valore attuale dei Bitcoin (8313 euro, valore di apertura dell’Exchange Coinbase[12]) mi troverei in profitto, ma se il prezzo in futuro si trovasse a 7000 euro produrrei in perdita. Il profitto/perdita derivante dal mining di Bitcoin dipende dalla quotazione di mercato. L’attività di “mining” non può procedere all’infinito, si stima che ci siano solamente “2.981.287,5 Bitcoin rimasti da estrarre”[13]. È bene ricordare che da quest’anno le criptovalute vanno inserite nella dichiarazione dei redditi (730) nel quadro RW, cioè dove vengono inseriti, da parte dei residenti in Italia, gli investimenti esteri o le attività estere di natura finanziaria a titolo di proprietà, al fine dell’imposta sul valore degli immobili all’estero e dell’imposta sul valore dei prodotti finanziari dei conti correnti e dei libretti di risparmio detenuti all’estero:“in base a quanto dispone l’articolo 4 del D.L 167/1990, le persone fisiche, oltre agli enti non commerciali e alle società semplici, devono compilare il quadro RW, relativo al monitoraggio fiscale, in caso di detenzione di investimenti all’estero ovvero di attività estere di natura finanziaria suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia. Le valute virtuali si possono considerare attività estere di natura finanziaria. E infatti le istruzioni alla compilazione del quadro RW di quest’anno prevedono anche una specifica indicazione in tema di valute virtuali.”[14] L’Agenzia delle Entrate tuttavia con risoluzione 2.9.2016 N°72, precisa “la non imponibilità ai fini delle imposte dirette derivanti dall’apprezzamento durante il periodo di detenzione da parte dei bitcoiner (persone fisiche), a condizioni che il controvalore non superi l’importo iniziale di 51.645,69 euro qualora il periodo di possesso sia superiore a sette giorni, come avviene per la tassazione plusvalenze su forex.”[15]

Le cripto valute potrebbero affiancare le monete nazionali? “La storia del denaro stessa suggerisce che, mentre le funzioni di base di una moneta potrebbero non cambiare, la forma si evolve in risposta alle esigenze degli utenti. La digitalizzazione di molti aspetti dell’attività economica sta spingendo le banche centrali a considerare seriamente l’introduzione della CBDC.”[16] Al momento secondo il Fondo Monetario Internazionale ci sono 15 istituti (nessuno UE) che ne studiano l’adozione e sono seriamente interessati e intenzionati a progetti inerenti l’emissione e diffusione di CBDC (Central Bank Digital Currency), ma l’adozione delle CBDC implica delle soluzioni tecnologiche piuttosto complesse. Tuttavia è possibile semplificarle in due macro categorie: account based e token based. Per quanto riguarda la prima potrebbe contraddistinguersi dove fosse impiegato  un sistema DLT (Distributed Ledger Technology). I DLT  sono Database Distribuiti o Registri Distribuiti, ovvero Ledgers (Libri Mastro) che possono essere aggiornati, gestiti, controllati e coordinati non solo a livello centrale, ma in modo distribuito, da parte di tutti gli attori che ne fanno parte. I DLT consistono nella creazione di grandi network formati da una serie di partecipanti, ciascuno di questi è chiamato a gestire un nodo di questa rete. Ciascun nodo è autorizzato ad aggiornare i Distributed Ledgers in modo indipendente dagli altri ma sotto il controllo consensuale degli altri nodi, ovvero è sì possibile modificare individualmente un nodo, ma tale modifica deve essere verificata, votata e approvata dalla maggior parte della rete. Un esempio di DLT è la blockchain, le soluzioni blockchain sono quelle in cui il registro è strutturato come una catena di blocchi contenenti più transazioni e i blocchi sono tra di loro concatenati tramite crittografia, tali soluzioni permettono “di effettuare dei trasferimenti o più genericamente delle transazioni. Tali trasferimenti possono essere semplici o più evoluti a seconda del livello di programmabilità consentito dalla piattaforma”[17]. Le soluzioni account based non prevedono alcuna emissione di cripto valuta, verrebbero registrati i trasferimenti di credito in moneta scritturale, ovvero una moneta impossibile da detenere sotto forma di contante perché immateriale. Le soluzioni token based invece si baserebbero sull’emissione effettiva di stablecoin, essi si possono dividere in due ulteriori categorie: “wholesale digital token”, ovvero si ipotizza che le sole banche centrali siano autorizzate all’emissione, e i “retail digital token” che prevede l’opportunità che anche singole banche commerciali possano essere coinvolte nel processo di emissione e gestione. È bene ricordare che nel caso si volesse “tokenizzare” la moneta elettronica, “le norme comunitarie in materia di moneta elettronica consentirebbero alla Banca centrale europea e alle banche centrali nazionali di ascriversi nelle categorie degli emettitori di moneta elettronica, solo laddove non agissero in veste di autorità monetarie o altre autorità pubbliche (direttiva 2009/110/CE art.1 comma 1 lettera d). Al contrario, gli Stati membri o le rispettive autorità regionali e locali potrebbero emettere moneta elettronica ove operassero in veste di autorità pubbliche (direttiva 2009/110/CE art.1 comma 1 lettera e).”[18] La creazione di nuova moneta anche solo intesa come iscrizione contabile nei bilanci della Banca Centrale, deve essere ben presa in considerazione dato l’effetto che questa potrebbe avere sulle politiche monetarie delle Banche Centrali.

 

Un recente sondaggio SWG  effettuato su un campione di 1500 maggiorenni (Cati-Cami-Cawi) ha evidenziato come il 58% del campione di riferimento sia d’accordo ad abbandonare il contante come metodo di pagamento (il 30% di questi si è detto “assolutamente d’accordo”), e da “ilsole24ore” si evince che gli italiano siano sempre più portati ad utilizzare carte di credito invece che cash per effettuare pagamenti, infatti nell’ultimo anno le transazioni con banconote sono diminuite del 3% rispetto al 2017[19]. La diminuzione del contante favorisce la lotta all’evasione fiscale in quanto tramite carta di credito le transazioni sono tracciabili e quindi è possibile tenere sotto controllo entrate e uscite di ogni persona, per questo si sta incentivando l’uso del bancomat o delle carte di credito. “L’idea è quella di sottoscrivere con Abi, l’Associazione delle banche italiane, un protocollo a cui dovrebbero aderire sempre su base volontaria i principali circuiti di pagamento e di emittenti carte di debito/credito per abbattere quelle commissioni: si è parlato ad esempio dai 5 ai 25 euro.”[20] In uno scenario nel quale si vuole favorire sempre meno l’utilizzo del contante che ruolo avranno le criptovalute?

Alessandro Lucci per BusinessCycle.info

 

[1] Guida del Sole24Ore sulle Criptovalute, 25 luglio 2019

[2]  Guida del Sole24Ore sulle Criptovalute, 25 luglio 2019

[3] Guida del Sole24Ore sulle Criptovalute, 25 luglio 2019

[4] Dall’Ue stretta sull’anonimato legato alle cryptocurrencies; Difesa e Sicurezza: https://www.difesaesicurezza.com/cyber/dallue-stretta-sullanonimato-legato-alle-cryptocurrencies/

[5]Dall’Ue stretta sull’anonimato legato alle cryptocurrencies; Difesa e Sicurezza: https://www.difesaesicurezza.com/cyber/dallue-stretta-sullanonimato-legato-alle-cryptocurrencies/

[6]This New Bitcoin And Cryptocurrency Exchange Can’t Be Hacked; Forbes: https://www.forbes.com/sites/ktorpey/2019/10/14/this-new-bitcoin-and-cryptocurrency-exchange-cant-be-hacked/#490214aa54ea

[7] Guida del Sole24Ore sulle Criptovalute, 25 luglio 2019

[8] Facebook lancia Libra, la sua nuova cripto valuta; Qui Finanza: https://quifinanza.it/soldi/facebook-lancia-ufficialmente-nuova-criptovaluta/283441/

[9]Bitcoin, un costo elevato per la produzione e un consumo record di energia; Teledigitale: https://www.teledigitale.it/focus/bitcoin-produzione-consumo-energia/

[10]Quanto costa minare criptovalute? Proviamo a capirlo insieme; Valute virtuali: https://valutevirtuali.com/2019/08/10/quanto-costa-minare-criptovalute-proviamo-a-capirlo-insieme/

[11]Quanto costa minare criptovalute? Proviamo a capirlo insieme; Valute virtuali:  https://valutevirtuali.com/2019/08/10/quanto-costa-minare-criptovalute-proviamo-a-capirlo-insieme/

[12]Valore apertura Bitcoin del 27 ottobre 2019:  https://www.tradingview.com/chart/GtZC5OQj/

[13] https://www.buybitcoinworldwide.com/it/quanti-bitcoin-ci-sono-li/

[14]Criptovalute (Bitcoin) in dichiarazione dei redditi quadro RW: Commercialista teelmatico: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2019/06/criptovalute-in-dichiarazione.html

[15]Tassazione Criptovalute in Italia; Forex Italia Trading:  https://www.forexitaliatrading.com/tassazione-criptovalute-italia

[16] Banche centrali e monete virtuali/blockchain: i progetti e i vantaggi; Agenda digitale: https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/banche-centrali-e-monete-virtuali-blockchain-i-progetti-e-i-vantaggi/

[17] Distributed Ledger Technology: definizione e caratteristiche: https://blog.osservatori.net/it_it/distributed-ledger-technology-significato

[18] Banche centrali e monete virtuali/blockchain: i progetti e i vantaggi; Agenda digitale: https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/banche-centrali-e-monete-virtuali-blockchain-i-progetti-e-i-vantaggi/

[19] Stop al contante? Il 58% è d’accordo; Il Sole24ore: https://www.ilsole24ore.com/art/swg-stop-contante-58percento-e-d-accordo-ACGIIfi

[20] Basta contanti. Paga con la carta e tante spese le potrai detrarre; Bergamo Post: http://www.bergamopost.it/occhi-aperti/basta-contanti-paga-la-carta-soldi-delliva-ti-verranno-restituiti/

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